LA PRIMA TRATTORIA-ALLOGGIO
Nel 1805 il sig. Pizzuti fu il primo cittadino ad ottenere l’autorizzazione dalla Congregazione del Buon Governo ad aprire la prima trattoria-albergo del paese. Si trova fuori da ‘Porta del Sole’, nei pressi del prato S. Anna.
VALMONTONE COMUNE LIBERO E CITTÀ
Dopo ben 590 anni, nel 1817 Valmontone riuscì ad ottenere l’autonomia e a diventare un comune libero dal feudatario. Il 26 Settembre del 1843 fu spedito il breve pontificio di Gregorio XVI, con il quale venne conferito a Valmontone il titolo di città. Quasi trent’anni dopo, come tutti i paesi dello stato pontificio, nel 1870 Valmontone diventa Comune d’Italia.
GARIBALDI A VALMONTONE
Nel 1849 l’esercito della Repubblica Romana, guidata da Giuseppe Garibaldi, attraversò la nostra cittadina. L’intenzione era di saccheggiarla ma, fortunatamente, non successe e decise poi di dirigersi verso Artena.
LA FRANA DEL BROGLIO
Alla vigilia di Natale del 1914, una grande frana nella contrada del Broglio provocò la morte di ben 29 persone e altrettanti feriti. Vittorio Emanuele III e la Regina Elena soccorsero i malati e rimasero a loro disposizione aiutandoli.
LA MADONNA DELLE GRAZIE
Dal fondo “Atti diversi per località dell’archivio” emergono alcuni fatti riguardanti Valmontone. Nel luglio del 1796 una notizia prese piede a Valmontone: l’immagine della Madonna delle Grazie, nella chiesa rurale di S. Antonio, aprì gli occhi e poi li richiuse; testimoni furono Giovanni Antonio Ballarati, Antonio Galeotti, Vincenzo Bertarelli e Federico Manciocchi. Il 10 agosto 1796, il Procuratore Fiscale Mariano De Romanis, al corrente delle informazioni riferite dai testimoni, aggiunse che l’immagine operò «ancora altro miracolo avendo risanata la piccola figlia di Domenico Antonio Prosperi, che fin dalla sua nascita non riusciva a camminare se non mediante le stampelle». Testimoni del miracolo avvenuto erano i genitori della piccola Maria Lucia, di anni sette. Rosa, infatti, venuta a sapere del miracolo, raggiunge la Chiesa. Nel raccontare la storia, Rosa disse «posai per terra la detta mia figlia e gli consegnai le stampelle acciò fosse potuta reggersi in piedi.» Lasciate le stampelle nella chiesa, aggiunse Rosa, «mi portai camminando coi propri piedi la ragazza in casa, e seguita a camminarvi ancora, con gran meraviglia di tutto il Paese». La notizia si diffuse in breve tempo in altre comunità e la memoria di questo fatto prodigioso si propagò nel tempo. A distanza di circa qualche anno, il fenomeno venne rievocato anche dal cappellano Don Eusebio Luciani, che così descrisse l’immagine della Madonna: «Ѐ una miracolosa immagine, essendo una di quelle che, come si ha dalla tradizione, nel tempo della Repubblica circa l’anno 1799, aprì gli occhi».
CHARLES DICKENS
Valmontone è una meta non sempre menzionata quando si parla di patrimonio culturale. Mentre oggi viene un po’ trascurata dai turisti, Valmontone già nel 1846 colpì un noto scrittore e giornalista britannico: Charles Dickens. Proprio lui nel suo diario da viaggio, pubblicato poi con il nome di ‘Impressioni Italiane’ (‘Pictures from Italy’), scrisse: «[...] Valmontone, la tonda cittaduzza che sorge cinta di mura sulla montagna [...]»
VALMONTONE AL CINEMA
La nostra cittadina fu location di molti set, incuriosendo tanti cineasti del grande cinema italiano ed internazionale, ma anche un paradiso terreno per rifugiarsi e immergersi nella calma e leggerezza. Lo sanno bene i due tra i più memorabili personaggi del nostro cinema, Totò (al quale è dedicato un busto di bronzo nei pressi della stazione ferroviaria di Valmontone) e Sordi. Quest’ultimo, durante il suo soggiorno nella città, disse: “Il personaggio Sordi è stato un bambino che il padre portava per mano a Valmontone... Tante volte guardando da queste parti, ho visto il cartello con la scritta della cittadina della mia infanzia e ho svoltato direzione, come se, segretamente, avessi paura di ritrovare l’allegria spensierata, il calore che mi è rimasto dentro, di quegli anni a casa con papà e con la mamma”. Molti furono i film girati a Valmontone; ricordiamo ad esempio “La leggenda del Piave” di Freda del 1952 e “Il federale” (1961) con Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli, diretti dal grande Luciano Salce, sullo sfondo dell'ormai scomparsa chiesa di San Francesco e della chiesa di Santo Stefano nei pressi dell’attuale Piazza del Paradiso. Qualche anno più tardi fu la volta del famoso regista americano Mark Robson con il suo “Il colonnello Von Ryan” del 1965: la stazione di Valmontone ci presenterà una giovanissima Raffaella Carrà e un ormai già noto Frank Sinatra.