Cenni storici

- LE ORIGINI -
 
Il territorio di Valmontone è attraversato o lambito da tre antiche importanti arterie stradali romane, la via Labicana, la via Latina e la via Prenestina, di cui se ne possono vedere ancora oggi i resti. La più importante, la via Labicana, è stata costruita dall'impero romano per conquistare i popoli del Lazio. Partiva da porta Labicana a Roma e raggiungeva una delle più antiche città dell'impero “ Labico o Labicum”, poi proseguiva a sud per congiungersi con la via Latina nella stazione “Ad Bivium”.
 
Alcuni autori hanno identificato la città di Valmontone con Labicum, altri con Tolerium, altri ancora con Vitelia; ma la più verosimile è sicuramente Labicum. Le sue origini leggendarie dicono pare sia stata fondata ben 700 anni prima di Roma, da Saturno, figlio di Giano, re della Gandia. Poi giunse Glauco, figlio di Minosse, il quale arricchì l'abbigliamento degli abitanti del luogo con l'uso della cintura, con la quale essi legarono anche lo scudo con l'impugnatura rivolta al di dentro: dal nome di questo scudo gli abitanti vennero detti Labici.
 
Per lunghissimi anni, la città fu alleata di Roma e non partecipò alle guerre che Roma fece ai popoli vicini. Anzi si narra che Coriolano, muovendo contro la sua patria, assalì e distrusse Labicum, e in seguito le sue campagne furono devastate dagli Equi, guidati da Gracco.
 
Nel 339 a.C., fatta alleanza con gli Equi, Labicum mosse contro Roma e dopo le prime vittorie fu assediata, sconfitta e resa colonia. Le origini storiche dicono che la sua nascita si colloca fra la fine della età della Repubblica (509 a.C.- 27 d.C.) e l'inizio dell'Impero (27 - 474 d.C.), probabilmente perché il territorio di Valmontone era stato scelto da qualche famiglia nobile per costruire una villa.
 
Le origini romane della città sono testimoniate anche dal ritrovamento di un pavimento a mosaico, ritrovato nel 1738 in una delle stanze sotterranee durante i lavori di restauro della Chiesa del Gonfalone.
 
Altri importanti reperti archeologici sono: le lapidi che nel 1700 furono incastonate nell'androne del Palazzo Doria Pamphilj, mentre altri sono stati ritrovati durante gli scavi per la realizzazione della ferrovia ad alta velocità presso le località di Colle Carbone, Colle dei Lepri e Colle Pelliccione. Tutti i reperti ritrovati sono stati 
rimossi e collocati nel Museo Archeologico di Valmontone. Sempre a Colle Pelliccione nel 1996 è stata rinvenuta un fornace attiva tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. Il nome Valmontone appare per la prima volta in un documento del 4 aprile 1139, e significa“Valle sovrastata da un monte”, poiché il centro storico sorgeva su un monte che sovrasta una valle.
 
- DAL SEC. VIII ALL'AVVENTO DEI BARBERINI -
 
La sua posizione strategica sulla via Casilina alle porte di Roma, e ad un passo dalla valle del Sacco, è da sempre stata causa delle vicissitudini storiche che dai tempi di Glauco ai nostri giorni, hanno accompagnato la crescita e lo sviluppo della città.
 
Nel VIII secolo il territorio era diventato parte dello Stato della Chiesa; più tardi venne dato in affitto da Papa Gregorio II al tribuno Arnolfo, ma ben presto il Papa revocò il controllo di Valmontone alla famiglia di Arnolfo e lo affidò alla Basilica Lateranense fino al 31 gennaio del 1152 quando quest'ultima, diede in concessione il territorio ed il castello, si presume che sia il castrum costruito dentro le mura, a due signorotti del luogo, Landone e suo fratello Oddone. Nell' 882 i Saraceni, dopo aver distrutto i castelli di Volturno e Montecassino, distrussero anche quello di Valmontone, saccheggiando le sue fertili campagne.
 
La sicura presenza delle mura di un castello all'interno del territorio di Valmontone è provata da un documento del 1154, ovvero una bolla di Papa Anastasio IV, la quale attestava che il Castrum Vallis Montonis ed i suoi possedimenti appartenevano ai canonici lateranensi. Nel 1207 Innocenzo III della famiglia dei Conti acquistò la terra ed il palazzo di Valmontone, fortemente ipotecato, e li affidò al fratello Riccardo Conte di Sora, il quale ebbe tre figli. Uno di questi Paolo, originò il ramo dei Conti di Valmontone.
 
Nel 1254, l'imperatore Corradino di Svevia concesse a Valmontone il simbolo dell'Aquila disegnata a scacchi.
 
I Conti tennero il feudo fino al 1575, quando per mancanza di eredi maschi e dopo il matrimonio tra Mario Sforza e Fulvia Conti, il feudo diventò patrimonio degli Sforza. Alla morte di Riccardo nel 1226 il feudo di Valmontone passò nelle mani del figlio Paolo Conti, ed in seguito al nipote Giovanni. La famiglia Conti iniziò l'abbellimento della città,con la costruzione dell'ospedale e dell'antico monastero di Santa Maria in Selce.
 
Successivamente alcune alleanze sbagliate portarono Valmontone in rovina e disgrazia. Nel 1528 fu nuovamente saccheggiata dai lanzichenecchi di Carlo V. Un anno prima nel 1527, Roma subì la stessa sorte, le truppe dell'imperatore continuarono la loro marcia verso sud fino a raggiungere Valmontone; gli abitanti chiusero le porte della città, ma l'esercito riuscì comunque ad aprire una breccia. Una volta entrato nel borgo l'esercito lo saccheggiò e lo distrusse. Dopo la devastazione la famiglia Conti si adoperò per la ricostruzione delle mura e degli edifici, ma pochi anni dopo fu di nuovo saccheggiata e distrutta.
 
Il 23 maggio del 1555 venne eletto Papa Giampietro Carafa,vescovo di Chieti con il nome di Paolo IV; il nuovo pontefice si mostrò sin da subito ostile nei confronti degli spagnoli che di conseguenza armarono un esercito. Il pontefice allarmato, dichiarò decaduto Federico II di Spagna, il quale prima provò a risolvere la controversia ma dopo una serie di tentativi falliti, ordinò al Duca d'Alba, viceré di Napoli, di invadere lo Stato Pontificio dando inizio ad una vera e propria guerra. Giovan Battista Conti, venuto a conoscenza del trattamento riservato ai feudi rimasti fedeli al Pontefice, si arrese alle truppe spagnole offrendo spontaneamente le chiavi dei suoi possedimenti al Duca d'Alba. Quando le truppe pontificie ripresero il controllo delle zone invase poco prima dagli spagnoli, Giovan Battista Conti, temendo la vendetta del Papa, affidò i propri possedimenti all'arbitrato del pontefice. Una volta riappacificatosi con lo Stato Pontificio, Giovan Battista Conti guidò le truppe pontificie durante la distruzione di Montefortino, roccaforte dei Colonna. Il 22 aprile 1557 le truppe entrarono nel paese. Marcantonio Colonna, volle punire Giovan Battista Conti per essersi di nuovo alleato con il Papa; attaccò e distrusse Gavignano (altro castello dei Conti) e il 29 giugnio 1557 assediò Valmontone, provocando un enorme incendio che devastò completamente il borgo.
 
Nel 1575 muore Giovan Battista Conti; a lui successe il nipote, designato suo erede già anni prima Federico Conti-Sforza, figlio di Mario Sforza e di inoltre furono istituiti il 6 maggio 1638 un mercato settimanale che si svolgeva il lunedì ed una fiera di merci e bestiame della durata di dieci giorni, due prima e otto dopo la Pentecoste. Alla morte di Taddeo Barberini, il fratello, il cardinale Francesco, decise di vendere il feudo, nel 1651, alla casata del principe Camillo Pamphilj, nipote di Innocenzo X. Dopo l'acquisto da parte della famiglia Pamphilj, lo stemma della città si Fulvia Conti. Alla morte di Federico, divenne signore di Valmontone il duca Alessandro Conti-Sforza. Quest'ultimo a causa di un forte indebitamento fu costretto a vendere il feudo che fu acquistato nel 1634 da Taddeo Barberini, nipote del Papa regnante Urbano VIII.
 
Durante il breve governo dei Barberini, la città conobbe un periodo di prosperità, testimoniata dalla costruzione di un nuovo palazzo (il nuovo palazzo definito “Palazzo Grande” occupava la zone ovest dell'attuale Palazzo Doria) e delle numerose esenzioni fiscali concesse agli abitanti ed inoltre furono istituiti il 6 maggio 1638 un mercato settimanale che si svolgeva il lunedì ed una fiera di merci e bestiame della durata di dieci giorni, due prima e otto dopo la Pentecoste.
 
- DAI PAMPHILJ AI DORIA -
 
Alla morte di Taddeo Barberini, il fratello, il cardinale Francesco, decise di vendere il feudo, nel 1651, alla casata del principe Camillo Pamphilj, nipote di Innocenzo X. Dopo l'acquisto da parte della famiglia Pamphilj, lo stemma della città si arricchì di una corona principesca e di pietre preziose.
 
Il principe Camillo Pamphilj voleva creare a Valmontone la “Città Pampilia” rinnovando completamente il tessuto urbano. 
 
Dopo aver fatto demolire il castello dei Barberini, iniziò nel 1652 la costruzione del Palazzo Pamphilj e contemporaneamente fece spianare ed ingrandire la piazza del paese che chiamò Piazza Nuova, includendo anche l'antico giardino dei Conti e alla fine di essa fece costruire una scuderia.
 
Nel 1656 la città fu colpita da un'epidemia di peste; si pensa che il contagio venne portato da vetturali provenienti da Nettuno.
 
Il 26 luglio 1666 morì Camillo Pamphilj ed il suo imponente progetto idraulico, fu portato a compimento dal figlio, suo erede, Giovanni Battista; il quale nel 1685 dopo aver fatto abbattere la chiesa romanica, fece costruire l'attuale Collegiata dell'Assunta e la Fontana del Colle.
 
All'inizio del 1700, Valmontone contava circa 1800 abitanti, 1135 dei quali in occasione del Giubileo raggiunsero Roma guidati dalla Compagnia del Gonfalone. La famiglia Pamphilj a partire dagli inizi del XVIII secolo, si adoperò affinché a Valmontone si avviasse la coltivazione del gelso moro per l'allevamento del baco al fine di impiantare un piccolo polo manifatturiero per la 
lavorazione della seta; il laboratorio per la lavorazione rimase attivo fino al 1800 presso l'attuale Via dei Telari.
 
Nel 1704, iniziarono i lavori per la costruzione dello “Stradone”, nel 1709, fu costruito un muraglione con archi e voltoni, per poter sostenere la “Strada Nuova”, voluta dal Principe Don Camillo Pamphilj per poter accedere al palazzo ed allo stallone. Nel 1724 la città fu colpita da una carestia, e tre anni più tardi, nel 1727 da una tempesta.
 
Nel 1730 venne istituita la Festa di S.Luigi.
 
Nel 1760 Valmontone, cambiò dinastia; infatti l'ultimo della dinastia dei Pamphilj, Don Girolamo ebbe tre figli, due femmine che vestirono l'abito monastico ed un maschio che però fu vittima dell'imperizia di un medico che ne causò la morte e in virtù di legami parentali la città passò alla casata dei Doria di Genova che assunsero il nome di Doria Pamphilj.
 
- IL XIX SECOLO-
 
A seguito dell'invasione napoleonica, il 9 giugno 1809, decadde il governo pontificio del regnante Papa Pio VII. A Giuseppe Ballarati, magistrato pontificio si sostituì così il “Maire” (sindaco) Filippo Attiani. Un episodio che colpì fortemente la popolazione di Valmontone fu la cattura dell’Arciprete della Collegiata Don Antonio Luciani, da parte del governo napoleonici, e condotto in prigione a Bastia in Corsica. L'amministrazione francese rimase in carica fino al 1814, ed ebbe buoni amministratori tra i quali ricordiamo Carlo Bertarelli che istituì un bureau di carità attraverso il quale riuscì a far fronte ad alcune necessità di tipo sociale. L'amministrazione comunale era formata da un amministratore (rappresentante del governo pontificio), dal gonfaloniere (figura simile a quella del sindaco), I e II anziano (consiglieri particolari del Gonfaloniere), 12 consiglieri e un segretario comunale.
 
Nel 1815 dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo tutti i sovrani detronizzati tornarono al loro posto, e salì al soglio pontificio Pio VII. Nel 1816 il pontefice emanò il Motu Proprio, provvedimento secondo il quale ogni principe poteva rinunciare ai diritti feudali ed ai privilegi da essi derivanti, mantenendo però il titolo onorifico nonché il possesso dei beni mobili ed immobili. Di questa facoltà si avvalse il principe Don Filippo Andrea Doria Pamphilj lasciando così a Valmontone la possibilità di diventare un libero comune; possibilità che si concretizzò nel 1817.
 
Il 24 Settembre 1843 Gregorio XVI, monaco camaldolese, insignì il comune di Valmontone del titolo di Città, investitura che si concretizzò con il  breve pontificio del 26 settembre del 1843.
 
Il 28 maggio 1849 entra alla guida dell'esercito della Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi, il quale fu ospite per poche ore di Achille Ballarati in via Maestra (oggi Corso Garibaldi, 11).
 
Nel 1850, iniziarono i lavori per la costruzione del Palazzo Comunale, che terminarono solo 34 anni dopo nel 1884.
 
Il 15 settembre 1870, la IX Divisione dell’esercito italiano, guidato dal generale Angioletti attraversò la città percorrendo Via Casilina, per andare ad occupare lo Stato Pontificio (unico territorio che mancava per completare l’unità d’Italia) una volta passata Porta San Giovanni.
 
Nel 1870 Valmontone diventa Comune d'Italia, ed il primo sindaco fu Achille Ballarati.
 
Il 2 luglio del 1871, mentre una parte della popolazione si recò alla stazione ferroviaria, per salutare l’arrivo del Re Vittorio Emanuele II che tornava a Roma, l’altra con a capo il parroco della Chiesa di S. Stefano, don Fojetti, manifestava contro il Sovrano. La sommossa fu placata con qualche arresto e dei mesi di galera per i più compromessi, ma ormai era evidente che all’interno del paese vi era una forte spaccatura ideologica.
 
Nel censimento del 1871, Valmontone contava circa 2784 abitanti; l’analfabetismo era quasi totale e soltanto l’8% sapeva leggere, scrivere e fare i conti. Poiché la città di notte era scarsamente illuminata, con delibera del consiglio comunale del 23 Novembre 1871, furono acquistati 16 pali funzionanti a petrolio che venivano accesi al suono dell’Ave Maria e venivano spenti alle prime ore dell’alba. Nel 1875 ci fu un primo restauro del palazzo comunale, mentre due anni più tardi, il 1 Gennaio 1877, fu aperto il nuovo cimitero.
 
Nel 1876, scoppiò un’epidemia detta la febbre tifoidea, furono colpiti soprattutto i bambini e gli anziani, e molti furono i morti. Nel giugno dello stesso anno, Don Filippo Doria Pamphilj, incaricò l’architetto Busiri-Vici di costruire un nuovo molino a vapore nell’osteria di Valmontone. I lavori terminarono il 23 settembre del 1877, entrò in funzione nel mese di settembre e fu chiamato il Nuovo Molino di San Giovanni.
 
Con l’unità d’Italia, come in molte città della nazione, anche a Valmontone, era cambiata la toponomastica del paese: Piazza Micarara, venne chiamata Piazza dell’Unione, il Colle era diventato Largo Cavour, la Piazza dello Stallone cambiò in Piazza dello Statuto, la Via Maggiore in Via Nazionale.
 
La notte tra il 29 ed il 30 Agosto 1880, la città fu colpita da un turbine che recò ingenti danni al Palazzo Doria e alle case dei valmontonesi. 
 
Quattro anni più tardi, nel 1884, fu compiuto un secondo restauro del palazzo comunale. Gli ultimi anni dell’800 furono molto bui, la cittadina, che ormai contava circa 4000 abitanti, fu colpita da una grave crisi agricola che portò ad un grande flusso emigratorio verso “la Merica”. Nel 1888, ci fu lo scioglimento del concerto musicale cittadino, nato alla fine del ‘700, ma verrà ricostituito dal Comune di Valmontone nell’Aprile del 1897 e nominò alla sua direzione il Maestro Antonio Castorino.
 
In questo periodo furono realizzate varie opere pubbliche molto importanti; il 23 ottobre 1888 furono eseguiti i lavori di restauro del muro della Via Nuova, mentre nel marzo del 1893 furono iniziati i lavori per la costruzione del piazzale esterno della stazione ferroviaria e venne approvato il progetto della luce elettrica nelle vie e nelle piazze pubbliche in sostituzione dell’illuminazione notturna a petrolio.
 
Nel 1896 divenne arciprete della Collegiata a soli 24 anni, Don Cornelio Mattei. Egli fece una vita molto povera, donando tutto ciò che poteva ai poveri, ai disoccupati ed ai bisognosi. Morì a soli 35 anni per una malattia contagiosa. In questo periodo molte furono le persone che morirono per tifo, tubercolosi o per incidenti sul lavoro. Per questo motivo fu fondato nel 1907, presso Porta Napoletana l’ambulatorio di pronto soccorso “Vittorio Emanuele III”, con i volontari della benemerita Pubblica Assistenza “Croce d’Oro”.
 
- IL XX SECOLO-
 
I primi anni del novecento furono caratterizzati dal ruolo che ebbero i contadini, i quali, guidati da Giuseppe Ballarati, vinsero la vertenza sugli usi civici e sulla divisione dei raccolti contro il Principe Doria, diedero vita alla “Lega dei Contadini”, che iniziò ad avere un peso non indifferente nelle elezioni amministrative, e pubblicarono un giornale “La Difesa del Contadino”. Si mise in atto così un mutamento dei valmontonesi, anche se Valmontone rimase lo stesso, racchiuso nelle mura del cinquecento interrotte solo da tre porte: Porta Nuova del seicento, Porta Romana, in stile medioevale e Porta Napoletana, protetta da due torrioni. 
 
Gli anni successivi furono caratterizzati dalla frana del Broglio avvenuta la notte di Natale del 1914; dalla morte di Giuseppe Ballarati il 18 gennaio del 1919; dalla figura del Cardinale Oreste Giorgi e da quella di Antonio Castorino, direttore della Banda musicale di Valmontone.
 
Nel 1922, arrivarono a Valmontone i fascisti del basso Lazio, i quali si presentarono da Vittorio Simeoni, sindaco della città e presidente della Lega dei Contadini chiedendo con la forza da mangiare e da dormire. Il Sindaco, costretto ad ubbidire, fece il giro di tutti i forni e di tutte le pizzicherie del paese, mentre per farli dormire requisì le scuole, che all’epoca si trovavano nel palazzo comunale, ed alcuni locali del Palazzo Doria. Quando i fascisti lasciarono Valmontone, il paese si ritrovò con un debito di 100.000 lire con gli alimentaristi, senza calcolare i danni materiali.
 
Il regime fascista con il passar degli anni, si consolidò sempre di più nel paese; ne fece le spese 
Umberto Pilozzi, un comunista di 25 anni, il quale chiamato in guerra appena diciottenne, il 4 novembre del 1924, anniversario della vittoria, non sopportò che il corteo dei fascisti prevaricasse quello dei Combattenti e Reduci; nel disordine scoppiato, in Via Nazionale fu colpito alla testa da una punta di ferro del gagliardetto dei fascisti. Morì la stessa sera.
 
Nel 1926 fu inaugurato il Monumento ai Caduti, fortemente voluto dai reducie dai dirigenti del fascio valmontonese. Il progetto fu elaborato dall’Arch. Jacobucci di Colleferro, mentre i lavori furono eseguiti dall’impresa di Luigi Costantini. 
 
Durante la seconda Guerra Mondiale, la città venne quasi completamente rasa al suolo, risultando tra i centri abitati maggiormente danneggiati in Italia.
 
I mesi tra il gennaio ed il maggio del 1944, furono terribili. Valmontone, ultimo baluardo della linea Caesar prima di Roma fu bersagliata da bombardamenti a tappeto e dalle artiglierie.
 
Dopo il passaggio degli alleati, anche a Valmontone si costituì un Comitato di liberazione formato da esponenti antifascisti che prese il controllo del paese, iniziando così una lenta riorganizzazione della vita del paese.
 
Viene nominato Commissario Enrico Pilozzi, con il quale collaboravano Pasquale Fontana, Guido Fiacchi ed i fratelli Ignazio ed Emilio Fusani. Alla fine del conflitto molte furono le vittime, si contano circa 163 vittime civili di guerra, mentre in base al Libro dei Morti della Collegiata, redatto dal Vice Parroco Don Paolo Cocchia, sono riportati 212 morti, 120 dei quali nei primi cinque mesi dell’anno.
 
A partire dall’ottobre del 1944 iniziarono i lavori di una lenta ricostruzione. Fu incaricato per la ricostruzione del paese un professore dell’Università di Roma, l’Ingegnere Architetto Aldo Bartùli, il quale si recava spesso in paese per seguire il plastico del progetto di ricostruzione e soprattutto per seguire i lavori di restauro della Chiesa di S.Stefano.
 
In base ai progetti da lui elaborati, l’impresa di Baiocchini - Cinti - Rinversi costruì le nuove case in zone nuove ovvero presso “La Valle” e a Colle Piscarello. ( la prima zona verrà poi chiamata “I Portici”, mentre la seconda “Villaggio della Rinascita”).
 
Il 26 Giugno del 1960, il Vescovo di Segni Mons. Luigi Maria Carli, celebra nella Chiesa della Collegiata, una messa a suffragio delle vittime del secondo conflitto mondiale in presenza del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, On. Alberto Folchi, il quale premia la città di Valmontone, per i danni subiti e per il valore dimostrato, con la Medaglia d’Argento al valore civile. L’onoreficenza fu conferita con Decreto del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi del 9 maggio del 1960 con la seguente motivazione: 
 
 
“SOPPORTAVA CON IMPAVIDA FIEREZZA NUMEROSI BOMBARDAMENTI AEREI CHE DISTRUGGEVANO LA MAGGIOR PARTE DEI SUOI EDIFICI E PROCURAVANO LA MORTE DI 157 DEI SUOI FIGLI MIGLIORI, MAI PIEGANDOSI DAVANTI ALL'INVASORE IN ARMI, NE DUBITANDO NEI MIGLIORI DESTINI DELLA PATRIA”.
 
 
Il 2 giugno del 1968, in presenza del Ministro dell’Industria On. Giulio Andreotti, viene inaugurata la Nuova Fontana del Colle di Valmontone, restaurata dall’amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Luciano Cremona. 
 
Tre anni più tardi, nel 1971, viene inaugurata la “Scalinata delle Vittime Civili di Guerra”e con l’occasione viene murata la grande lapide di marmo, nella quale sono scolpiti i nomi delle vittime civili, del secondo conflitto mondiale, voluta a ricordo del loro sacrificio dal primo sindaco del dopoguerra, Francesco Saracini, fino ad allora situatasotto i portici del palazzo comunale.
 
Il 28 novembre del 1976, il consiglio comunale presieduto dal Sindaco Alberto Lanna concede la medaglia d’oro alla memoria a Don Paolo Cochia, morto a Valmontone il 27 settembre del 1976 con la seguente motivazione:
 
“PER MERITI CIVILI, IN RICORDO DELL’OPERA SVOLTA A FAVOREDELLA POPOLAZIONE VALMONTONESE NEL PERIODO PIU’ TERRIBILE DEI BOMBARDAMENTI, QUANDO SOLO RESTO’ A RECARSI OVUNQUE PER PORTARE UNA PAROLA DI FEDE E DI CORAGGIO, IGNORANDO L’IMMINENTE PERICOLO.”
 
Nel 1977, in località Colle dè Fini, furono ritrovati due urne sepolcrali; mentre un agricoltore lavorava la terra, affiorarono alla luce due coperchi di marmo bianco fissato ai quattro angoli da chiodi di rame di forma uncina. Dentro le urne furono ritrovati filamenti d’oro mescolati alla terra, segno che le persone sepolte erano di alto rango (a seguito dei ritrovamenti le urne furono ridotte a pezzi da ignoti).
 
Il 25 Aprile 1984, in occasione del 40° Anniversario della Liberazione, l’Amministrazione Comunale presieduta dal Sindaco Alberto Lanna, che già aveva restaurato l’orologio del campanile della Collegiata, intitolò un largo del centro storico al Dottor Mario De Persis, un medico che perse la vita all’età di 32 anni il 27 maggio del 1944 in località Prato della Madonna mentre si recava a soccorrere un cittadino.
 
Dal 4 dicembre 2004 è aperto al pubblico l'Outlet Factory Store ed è in fase di costruzione il parco divertimenti. Oggi Valmontone è una grande città, di respiro Europeo, collegata e con rapporti continui e stretti con importanti organismi internazionali: è altresì “Comune d'Europa” in quanto nel 1987 Valmontone si gemella con la città di Benifajò (Spagna) e Weiler (Germania).